Omaggio a Laura Fontana, rappresentante del Mémorial de la Shoah per l'Italia. notizie

Il Mémorial de la Shoah ha l'immensa tristezza di annunciare la scomparsa di Laura Fontana, responsabile per l'Italia della nostra istituzione.

Per oltre 20 anni, Laura Fontana ha dedicato la sua vita all'insegnamento e alla trasmissione della storia della Shoah.

Autrice di numerosi articoli e opere di ricerca sulla storia della Shoah, esperta e interveniente in convegni in tutto il mondo, ha portato avanti con rigore, determinazione e dinamismo numerosi progetti volti a insegnare la storia della Shoah.

Organizzava in Italia durante tutto l'anno un ricco programma di conferenze, corsi di formazione per gli insegnanti e numerose mostre itineranti. Tra i progetti più significativi, aveva realizzato un'università per insegnanti italiani che si teneva ogni due anni al Mémorial de la Shoah di Parigi.   Nell'ambito del progetto EHRI, European holocaust research infrastructure, ha contribuito alla creazione di strumenti pedagogici e storici innovativi.

Il Memoriale gli è sinceramente grato per il lavoro svolto. Gentile, impegnata, sorridente, positiva, Laura lascia un grande vuoto e ci manca già. Il Memoriale presenta le sue sincere condoglianze ai suoi genitori, a sua figlia e a tutti i suoi cari.

Rivedere la conferenza "Gli italiani ad Auschwitz" (2022)

In occasione della giornata dedicata all'Italia nel 2022
In occasione della pubblicazione di Gli italiani ad Auschwitz (1943-1945). Deportazioni, «Soluzione finale», lavoro forzato. Un mosaico di vittime, di Laura Fontana, edizioni Oświęcim, Museo di Stato di Auschwitz Birkenau, 2021.
Tra l'autunno del 1943 e la fine del 1944, diverse migliaia di italiani furono deportati ad Auschwitz. Circa 7.800 erano ebrei, uomini, donne e bambini, rapiti e deportati con l'unico scopo di essere uccisi. Inoltre, nel 1944, nell'ambito della politica repressiva ed economica nazista nelle province italiane annesse al Reich col nome di Litorale Adriatico, almeno 1.200 italiani non ebrei (il 90% erano donne) furono arrestati e deportati ad Auschwitz, perlopiù come prigionieri politici. Se la destinazione fu la stessa, il destino dei deportati non fu lo stesso.
Alla presenza dell'autrice.
In conversazione con Elisabetta Ruffini, dottoressa in letteratura comparata, direttrice dell'ISREC (Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea). In collaborazione con l'Istituto culturale italiano.